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Alessandro Congedo
Green e sostenibilità

ESG e PMI: come il digitale aiuta a misurare e comunicare la sostenibilità

ESG e PMI: come il digitale aiuta a misurare e comunicare la sostenibilità

Per le PMI, l'ESG oggi è soprattutto una questione di relazioni con clienti, banche e grandi committenti, più che di obblighi diretti: con la revisione della direttiva CSRD approvata nel 2026, la rendicontazione obbligatoria riguarda le imprese molto grandi, mentre le PMI possono usare lo standard volontario VSME. Il digitale aiuta in modo concreto a raccogliere i dati ambientali, sociali e di governance, a tenerli aggiornati e a comunicarli in modo verificabile. Chi organizza bene i propri dati oggi risponde più facilmente alle richieste di domani.

Questo articolo offre un quadro orientativo e non costituisce consulenza legale: per valutare la posizione specifica della propria impresa è sempre opportuno confrontarsi con il commercialista o con un consulente specializzato.

Cosa significa ESG per una PMI

ESG è l'acronimo di Environmental, Social e Governance: ambiente, aspetti sociali e governo dell'impresa. In pratica riguarda informazioni come i consumi di energia, le emissioni, la gestione dei rifiuti, la sicurezza e la formazione delle persone, le pari opportunità, l'etica nei rapporti commerciali, la protezione dei dati. Molte PMI raccolgono già una parte di queste informazioni per altri motivi, ma in modo sparso e non confrontabile nel tempo.

CSRD e VSME: qual è la situazione attuale

La direttiva europea CSRD sulla rendicontazione di sostenibilità è stata modificata nel 2026 dal pacchetto di semplificazione noto come Omnibus I. Secondo le fonti disponibili al momento della stesura, la direttiva di modifica è stata pubblicata a febbraio 2026 ed è entrata in vigore a marzo 2026; gli Stati membri hanno tempo fino a marzo 2027 per recepire le modifiche nel diritto nazionale. In sintesi:

  • Ambito ridotto: l'obbligo di rendicontazione riguarda le imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro, oltre ad alcuni casi particolari. La grande maggioranza delle PMI è quindi esclusa dall'obbligo diretto.
  • Standard volontario VSME: per le PMI è previsto uno standard di rendicontazione volontario e semplificato, pensato per rispondere in modo ordinato alle richieste di informazioni di clienti, banche e investitori.
  • Tutela nella catena del valore: le imprese più piccole che lavorano come fornitrici di aziende soggette all'obbligo sono protette da richieste di dati che vadano oltre quanto previsto dallo standard volontario, salvo informazioni condivise per prassi nel settore.

Il quadro normativo è in evoluzione, anche per i passaggi di recepimento nazionale e per gli atti attuativi attesi. Prima di prendere decisioni conviene verificare lo stato aggiornato con le proprie associazioni di categoria o con un professionista.

Perché le PMI ricevono comunque richieste di dati ESG

Anche senza un obbligo diretto, le informazioni ESG arrivano alle PMI per altre vie:

  • Grandi clienti che devono rendicontare la propria catena di fornitura e inviano questionari ai fornitori.
  • Banche e finanziatori che considerano i profili di sostenibilità nella valutazione del merito creditizio.
  • Bandi e gare che premiano criteri ambientali e sociali.
  • Clienti finali e talenti che scelgono aziende coerenti con i propri valori.

Rispondere a queste richieste in modo disordinato, ogni volta da capo e con dati ricostruiti a memoria, costa tempo e rischia di produrre informazioni incoerenti. Qui il digitale fa la differenza.

Come il digitale aiuta a misurare la sostenibilità

Raccogliere i dati dove nascono

Molti dati ESG esistono già nei sistemi aziendali: consumi energetici nelle bollette, chilometri percorsi nelle note spese, ore di formazione nei registri del personale, rifiuti nei formulari. Un gestionale ben integrato può raccoglierli automaticamente o con moduli semplici, evitando fogli di calcolo sparsi e trascrizioni manuali.

Definire pochi indicatori significativi

Per una PMI conviene partire da un numero limitato di indicatori, scelti tra quelli proposti dagli standard volontari e rilevanti per il proprio settore: ad esempio consumo di energia e quota rinnovabile, emissioni stimate, rifiuti prodotti, numero di dipendenti e ore di formazione, infortuni, presenza di politiche su etica e protezione dei dati. È meglio misurare bene dieci indicatori che male cinquanta.

Rendere i dati tracciabili

Un dato ESG vale quanto la sua verificabilità. Gli strumenti digitali permettono di sapere da dove arriva ogni numero, chi lo ha inserito e quando, e di conservare i documenti di supporto. Questo rende più semplice rispondere ai questionari dei clienti e affrontare eventuali verifiche.

Automatizzare e visualizzare

Un cruscotto che mostra l'andamento degli indicatori nel tempo aiuta la direzione a prendere decisioni e a individuare dove intervenire. L'intelligenza artificiale può supportare la lettura di documenti come bollette e formulari e la preparazione di bozze di risposta ai questionari, sempre con una verifica umana.

Come comunicare la sostenibilità in modo credibile

Comunicare la sostenibilità è utile solo se ciò che si dice è vero, misurabile e proporzionato. Le dichiarazioni ambientali generiche o non dimostrabili espongono a rischi reputazionali e, in diversi casi, anche legali. Alcuni principi pratici:

  • parlare di azioni concrete e dati verificabili, non di intenzioni vaghe;
  • indicare il periodo di riferimento e il metodo usato per i numeri;
  • riconoscere i limiti e gli obiettivi ancora da raggiungere;
  • pubblicare le informazioni in una sezione dedicata del sito, aggiornata con regolarità.

Una pagina dedicata alla sostenibilità sul sito, coerente con i contenuti sui social e con la reputazione online dell'impresa, diventa un punto di riferimento per clienti, banche e partner.

Da dove partire: un percorso pratico

  1. Verificare con il proprio consulente se l'impresa rientra in qualche obbligo e quali richieste arrivano già da clienti e banche.
  2. Scegliere un insieme ridotto di indicatori, prendendo come riferimento lo standard volontario per le PMI.
  3. Individuare dove si trovano i dati e chi li gestisce.
  4. Organizzare la raccolta in uno strumento digitale unico, collegato ai sistemi esistenti.
  5. Produrre un primo documento sintetico e aggiornarlo ogni anno.

Nei percorsi di trasformazione digitale seguiti da Alessandro Congedo, la raccolta dei dati ESG viene affrontata come parte dell'organizzazione dei dati aziendali, non come un adempimento separato. Questo riduce il lavoro e rende le informazioni utili anche per la gestione quotidiana.

La stessa attenzione guida il lavoro di Alessandro Congedo, che destina una parte dei ricavi di ogni suo progetto a riforestazione, tutela degli oceani ed energia rinnovabile: un impegno descritto nella pagina sulla sostenibilità.

In sintesi

  • Con la revisione della CSRD del 2026 l'obbligo di rendicontazione riguarda le imprese molto grandi; per le PMI è previsto uno standard volontario.
  • Le PMI ricevono comunque richieste di dati ESG da clienti, banche e bandi.
  • Il digitale permette di raccogliere i dati dove nascono, renderli tracciabili e aggiornarli con poco sforzo.
  • La comunicazione della sostenibilità deve essere basata su fatti verificabili e proporzionati.
  • Per la valutazione degli obblighi specifici serve il parere di un professionista.

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Domande frequenti

Le PMI sono obbligate a fare il bilancio di sostenibilità?
Con le modifiche alla CSRD approvate nel 2026, l'obbligo riguarda le imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di fatturato, quindi la gran parte delle PMI ne è esclusa. La situazione specifica va verificata con un professionista.
Che cos'è lo standard VSME?
È uno standard europeo volontario e semplificato di rendicontazione della sostenibilità pensato per le PMI. Serve a rispondere in modo ordinato alle richieste di clienti, banche e investitori.
Perché un cliente mi chiede dati ESG se non sono obbligato?
Perché molte grandi imprese devono rendicontare anche la propria catena di fornitura. Le PMI fornitrici sono comunque tutelate da richieste che vanno oltre lo standard volontario.
Quali dati ESG conviene raccogliere per primi?
Pochi indicatori significativi e già disponibili, come consumi energetici, rifiuti, dipendenti e ore di formazione. Conviene raccoglierli in un unico strumento digitale collegato ai sistemi aziendali.
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